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Se vuoi vendere con un blog, smetti di vendere te stesso e la tua azienda

Titolo che potrà sembrare provocatorio questo, ma che è utile a sintetizzare una problematica ancora molto presente nel tessuto imprenditoriale digital italiano.

Facciamo una premessa a monte: avrai sicuramente letto che “ritagliarsi” una visibilità su canali che inizialmente erano “earned” come Facebook, è sempre più arduo. Per avere visibilità devi investire in ads. Come però potrai immaginare, più utenti/aziende investono in ads, più sale il costo medio del click/impression più diminuisce il rapporto costo/risultato del canale.

A tutti gli effetti, Facebook si sta quasi equiparando, per costi di investimento medio, a tutti gli altri paid media che conosciamo, anche se, forse garantisce ancora una qualità media del risultato migliore.

Laddove su Facebook la visibilità è ancora risicata, su Google lo spazio a disposizione, a livello organico, è ancora molto. Anche se le serp sono sempre più infarcite di annunci sponsorizzati, lavorando con un blog e un piano editoriale costruito sugli specifici bisogni degli utenti, targetizzando keywords di tipo “long tail”, rende sempre, a patto di fornire contenuti di qualità e utilità per gli stessi.

Bene penserai, allora dov’è il problema? Il problema è che le aziende che hanno compreso appieno come fare corporate blogging sono ancora, purtroppo, una minuscola percentuale.

Chi ha un blog aziendale ha spesso questo obiettivo in mente: vendere la mission dell’azienda, promuovere i suoi prodotti/servizi, comunicare in “aziendalese”.

Facci caso, prendi un corporate website di cui ricordi aver visto scritto blog, news o magazine e dacci un’occhiata.

Il più delle volte troverai articoli di questo tipo:

  1. partecipazione ad evento settoriale;
  2. dichiarazioni di qualità e superiorità assoluta dei propri prodotti/servizi;
  3. mancanza di uniformità e costanza nel piano editoriale (oltre ché di scrittura).

Il tutto si riduce ad un risultato: quel blog diventa inutile!

Nessuno è interessato a leggere articoli autocelebrativi, a meno che non sei Coca Cola, Nutella, Mc Donald’s.

A volte vorrei scrivere a queste aziende soltanto per consigliare la chiusura del blog, al fine di risparmiare anche il tempo.

C’è poi un altra problematica, legata alla misurazione dei risultati. Dato che da anni siamo promotori del Content Marketing (è uno dei nostri core business) e consigliamo il blog un po’ a tutti i clienti e prospect, mi sono trovato a combattere con delle errate convinzioni e percezioni insite nella mente dell’imprenditore.

Solitamente l’errore di fondo consiste nel pensare al blog come uno strumento di paid digital adv. Se investo in dispay adv, Google AdWords e Fb Ads, posso conoscere esattamente quale sarà il ritorno dell’investimento a distanza di 3-6 mesi.

Col blog ciò non è possibile. E qui iniziano a manifestarsi le prime insoddisfazioni legate all’investimento in un corporate blog.

Considerando che gli articoli, indicizzati su Google, producono solitamente traffico nel medio-lungo termine (è oltretutto ciò è legato anche alla costanza e quantità di pubblicazione), potrai ben capire come diventi necessario valutare il ritorno dell’investimento, guardando al traffico (e non solo) a distanza di mesi/anni.

In questi anni abbiamo lavorato alla costruzione e lancio di circa una decina di corporate blog e, di questi, i più virtuosi oggi producono gran parte del loro traffico complessivo grazie al blog.

Come hanno fatto?

  1. Hanno smesso di parlare di se stessi;
  2. hanno studiato i bisogni informativi dei loro clienti;
  3. hanno individuato blogger/autori capaci di scrivere per il web, seguendo le logiche SEO
  4. hanno creato un hub di contatto e conversazione con gli utenti.

Spesso gli articoli del piano editoriale sono long-form studiati analizzando le ricerche degli utenti, ma che si trasformando anche in ottimi strumenti di lead generation (link diretti ai prodotti a tema dello shop correlati all’articolo guida letto, popup con coupon sconto per l’acquisto in cambio di iscrizione a newsletter, fb remarketing, ecc.).

In un caso abbiamo anche un ecommerce che oggi produce quasi il 20% di traffico organico qualificato (sono tutti potenziali acquirenti) grazie ad un solo articolo long-form posizionato ottimamente per key anche commerciali. Peccato che questa crescita di traffico organico sia avvenuta solo a distanza di mesi e inizialmente sia mancata la fiducia da parte del cliente.

Ricorda però una cosa, anzi due: oltre a non dover parlare di te stesso, devi comprendere che nel breve periodo (6-12 mesi) il blog non ti darà alcun risultato, o te ne darà pochi e riterrai che sia un investimento errato e quel budget poteva essere allocato in altri canali.

Ed è qui che però cadrai in errore, rinunciando ad un’opportunità che nel lungo periodo ti avrebbe invece premiato.

Fonte:www.webinfermento.it

By | 2018-09-19T21:42:27+00:00 settembre 19th, 2018|Categories: News|

About the Author:

Andrea D’Amario, ho 35 anni e sono di Lanciano. Ho studiato architettura a Roma, ma la mia grande passione per il web mi ha portato a frequentare il Master in Web Marketing. Ho buone competenze comunicative e di team leading acquisite durante le mie esperienze professionali, soprattutto grazie all’esperienze maturate in agenzia di comunicazione.